Nata nel 1992 sulla scorta della “legge Amato“, che promosse la trasformazione degli istituti bancari in società per azioni, riservando il compito di sostenere lo sviluppo socio-culturale dei rispettivi territori a “fondazioni” che operassero prevalentemente attraverso interventi di natura sussidiaria, ponendola tra i soggetti dell'organizzazione delle libertà sociali.
Questa definizione ben rappresenta il suo essere, da sempre, interlocutrice sia del sistema pubblico che della comunità: una sorta di realtà di mezzo che, nel pieno rispetto della vigente normativa, dà valore e sostanza all’attività no-profit esplicata facendo riferimento a criteri e valori essenziali: la qualità dei progetti, la sussidiarietà, la solidarietà espressa sia con azioni di promozione della persona che con il sostegno di progetti a vantaggio delle aree periferiche del territorio di competenza e non per ultima la sostenibilità.
Nel concreto, l’azione della Fondazione si esplica, principalmente, attraverso il finanziamento di progetti propri o l’erogazione di contributi su richiesta di soggetti terzi.